Carrara S.Stefano


 

Carrara S. Stefano - DUE CARRARE

Abitanti: 1221

Chiesa di S. Stefano primo martire

Parroco: Tieto Don Andrea (2008) - tel. 049 643005

Vice presidente C.p.: Gino Cogo

 

Il monastero retto secondo la regola dei benedettini di Cluny, e costruito attorno alla chiesa sotterranea dedicata a sant'Andrea, divenne un importante centro religioso. Nel 1027 la donazione generosa di molte sue terre del "longobardo" Litolfo da Carrara, tra i capostipiti della stirpe dei Carraresi, fu indirizzata alla chiesa "Santi Steffani (sic) martiris Christi": dunque il monastero aveva cambiato nome.

Grazie anche ai nuovi possedimenti, la sua influenza crebbe e permise la fondazione delle chiese di Carpanedo e Bertipaglia. Nel 1114 fu lo stesso imperatore Enrico V a ordinare di rispettare i privilegi dell'abbazia di Santo Stefano.

Nel 1293 la chiesa fu ridotta da tre a una navata e le venne affiancato un campanile, tuttora esistente. Negli estimi papali del XIV secolo all'abbazia erano legate le tre cappelle di Santo Stefano di Carpanedo, San Giorgio di Padova e San Giorgio "delle Chiusure", in seguito annessa alla parrocchia di Lion.

Nell'ottobre 1405 Carrara si arrese ai veneziani con la mediazione dell'arciprete di Cittadella; l'anno seguente il doge Michele Steno affidò proprio a quest'ultimo la commenda dei beni di Santo Stefano. Nel 1585 l'allora commendatario cardinal Ferdinando de' Medici ottenne da papa Sisto V di affidare la cura della parrocchia a un vicario perpetuo.

Nel 1779 la repubblica di Venezia incamerò i beni dell'abbazia e li cedette a Nicolò d'Erizzo, che nel 1793 fece demolire tutti i fabbricati a eccezione di chiesa e campanile; purtroppo andarono perduti i resti dell'antica chiesetta sotterranea di Sant'Andrea. Nel 1804 i beni di Santo Stefa-

no furono ceduti nuovamente all'abate Pietro Ceoldo, che ne commissionò un restauro. Altri lavori, diretti da Camillo Boito, furono tra il 1877 e il 1896, anno della definitiva consacrazione della chiesa da parte del vescovo Callegari. Ulteriori restauri furono effettuati nel Novecento.

La Scuola materna ha 60 bambini. Il Centro parrocchiale, da poco restaurato, occupa quella che un tempo era l'abitazione dell'abate priore. La popolazione, in gran parte nativa, conta una minoranza insediata recentemente, che fatica ad inserirsi.

Il lavoro è vario, dall'artigianale all'alberghiero, mentre la popolazione più anziana è impegnata nell'agricoltura.

C'è un discreto movimento turistico, anche straniero, interessato a quello che resta dell'antica abazia.