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Quando la comunità e chiamata ad accompagnare i genitori e i figli

A volte, capita che nei nostri incontri vicariali, si dibatta sul significato dell’accompagnamento dei genitori, sulla grande occasione di avere i genitori, presenti nelle attività del catechismo e sulla bellezza di poter creare nuovi legami, grazie al rinnovato cammino dell’Iniziazione cristiana.

La bellezza di tutto questo è che finalmente possiamo intrecciare relazioni proficue senza doverci concentrare eccessivamente su attività che in passato, lo abbiamo provato tutti, con il tempo diventavano via via noiose.

Naturalmente rimangono alcuni punti che più che essere obblighi, vogliono essere spunti che cercano di dare significato a ciò che facciamo.

Partecipare agli contri non è il senso o il segno dimostrativo che il genitore stia accompagnando il proprio figlio.

Il percorso dedicato ai genitori ha come senso la scoperta, il rivivere, la propria fede; perché praticamente non ci è stata data la possibilità di fare “Discepolato”, in quanto un tempo si veniva preparati alla celebrazione del sacramento, senza dare importanza al cammino fianco a fianco con Gesù.

Accompagnare i propri figli verso la conoscenza di del proprio “Maestro”, mi riferisco sempre a Gesù, non può esaurirsi con il semplice fare l’incontro nello stesso giorno e stesso luogo del figlio. Così rischiamo che l’accompagnamento non è di tipo spirituale, ma solo pratico, ovvero, “lo accompagno a catechismo e con l’occasione mi fermo a fare due chiacchiere sul vangelo con i genitori dei coetanei dei mio figlio”.

L’accompagnamento è ben altra cosa, la famiglia o chi è più vicino al fanciullo, si assume la responsabilità (anche questo senso si è già perso per il rito di ingresso nel discepolato, trasformandolo nel semplice rito della consegna del vangelo) di guidarlo nelle piccole cose affinché conosca giorno dopo giorno tutto ciò che riguarda Gesù e la fede cristiana.

Qualcuno potrebbe dire: "ma certi genitori, o chi si assume la responsabilità dell’accompagnamento, forse non hanno la preparazione per poterlo fare". Ecco allora che l’accompagnamento della famiglia in questo delicato momento acquista un senso. Noi, attivi nelle nostre comunità, appoggiamo, aiutiamo, coccoliamo, diamo coraggio, diamo gli strumenti, i consigli nel limite del possibile, affinche la famiglia possa provare e trovare i modi più adatti affinché questo si compia.

Ma allora se una famiglia ha più figli gli incontri deve ripeterli? Io direi, e me ne prendo tutta la responsabilità, che se completato il primo percorso, dalla prima evangelizzazione alla celebrazione dei sacramenti, il genitore o chi per essa, non sente il bisogno di concretizzare il cammino in qualcos’altro, penso all’AC Adulti, gruppo missionario, Caritas etc. allora la partecipazione passiva e ripetuta a degli incontri come quelli che stiamo già attuando forse è anche una condizione di comodo.

Comunque rimane fermo il punto più importante: “mai nessuna costrizione, massima libertà, cercando sempre di essere dinamici senza perdersi nei significati delle singole parole e andiamo avanti comunque”…. Se una famiglia ha 10 figli e vuole fare lo stesso percorso 10 volte, comunque è una scelta che va rispettata e se si tratta di una scelta libera massimo rispetto.

Ma noi che trattiamo l’argomento ormai da anni, dobbiamo avere le idee chiare e se dopo anni abbiamo ancora dei dubbi allora è meglio parlarne.

Possiamo inventare tutti i cammini che vogliamo, ma almeno dovremmo avere la responsabilità di conoscere l’argomento prima di parlare e fare demagogia.

 

Alberto Faranda

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